Terremoto In Irpinia 36 anni dopo

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Sono passati 36 anni da quel 23 Novembre 1980…quando poco dopo le 19 una forte scossa di terremoto durata novanta secondi agitò l’Irpinia. Un forte terremoto di magnitudo 6,5 della scala Richter coinvolse a macchia di leopardo molti comuni della provincia di Avellino, Salerno e Potenza. Le vittime di questa catastrofe naturale ammontarono a 2.914, diecimila furono i feriti e trecentomila i senzatetto. L’opera di ricostruzione post-terremoto, in origine, perseguiva fini nobili e cioè quello di riparare i danni provocati dal terremoto e quello di colmare il gap, quanto a dotazioni infrastrutturali, esistente tra la regione Campania e le altre parti d’Italia. Su quest’idea nacque allora la ricostruzione, sostenuta anche dalla legge 219/1981 che arrivò a garantire a chiunque avesse perso la propria abitazione durante il disastro naturale del 1980 il diritto ad una unità immobiliare. Il disastro naturale diventa occasione di sviluppo da attuare attraverso provvedimenti legislativi e finanziamenti, canale privilegiato per il trasferimento di fondi statali verso il Sud del Paese ancora troppo arretrato. L’inizio della ricostruzione è avvenuta a partire dal 1984 ma è durata per più di 15 anni e la sua lunga durata ha causato diversi problemi: utilizzo da parte della popolazione di prefabbricati realizzati tra l’altro con amianto; spopolamento delle aree industriali; utilizzo da parte di imprenditori del nord di contributi statali per l’apertura di diversi stabilimenti per il periodo imposto dalla legge per poi trasferire attività e attrezzature altrove con conseguente perdita di posti di lavoro e infine troppo spreco di denaro impiegato nella progettazione (percentuale sui contributi ai progettisti, collaudatori ecc.), dal momento che quasi in tutti i comuni i cosiddetti ‘progettisti’ utilizzavano il medesimo per tutti coloro i quali avevano necessità di ricostruire.
Fortunatamente le leggi italiane in materia antisismica si sono evolute da allora;
tuttavia le più recenti risalgono al 2008 e nel corso di questi ultimi anni, purtroppo
densi di disastri, si carpisce la necessità di un sistema di legge più forte e strutturato,
ma soprattutto emerge la necessità di un Piano nazionale di manutenzione e
prevenzione antisismica. Il piano servirebbe come schema guida per prendere in
fretta le giuste decisioni che favoriscano la ricostruzione in tempi brevi. Rispetto ai
costi dei terremoti in Italia rileviamo alcuni dati: per il terremoto dell’Irpinia (52.026
milioni di euro però per il periodo 1980-2023), dell’Abruzzo (13.700 milioni di euro
per il periodo 1980-2029) e Umbria-Marche (13.463 milioni di euro per il periodo
1997-2024) *vedi tabella a piè pagina


Si allunga la lista dei drammi causati dai ripetuti sismi avvenuti sul territorio
italiano nel corso dell’ultimo secolo, sorge inevitabile la domanda: è possibile
ridurre la portata dei disastri causati da crolli di edifici durante i terremoti? Le
risposte degli esperti sono molte ma convergono tutte verso un’inevitabile
conclusione: la prevenzione e la messa in sicurezza degli edifici e la capacità di
reagire positivamente da parte dei cittadini, rappresentano il primo e più determinante
fattore che ridurrebbe i danni dei disastri, cosiddetti naturali. Come risarcire i danni?
questione che si ripropone puntualmente all’indomani di una calamità naturale. Dopo
ogni disastro il governo deve legiferare in merito a cosa è competenza dello stato in
merito alla ricostruzione e cosa no. In questo modo non solo i tempi si allungano ma
vengono anche stabilite disgrazie di serie A e di serie B. Non è il terremoto che
uccide ma la casa costruita male, senza manutenzione ordinaria e senza restauro consapevole. Di fatto dovrebbe essere fatto un grosso investimento statale per la messa in sicurezza di edifici e soprattutto di centri storici.
Altro evento calamitoso che ha colpito la nostra Regione è stato ‘l’alluvione dell’ottobre 2015’, un alluvione che rimarrà nella storia dopo aver portato pioggia vento e morti nel Beneventano e nel circondario . 150 mm caduti in soli 4 ore , fulmini che hanno mandato in tilt centralini telefoni e creato blak out , numerose frane e lo straripamento del fiume calore portando acqua e fango in numerose vie e sottopassi. Secondo i dati diffusi dall’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, negli ultimi trent’anni 215 persone in Campania sono morte come conseguenza di frane e inondazioni. Lo Stato ha messo a disposizione un contributo economico per i cittadini colpiti da calamità – eccezionali eventi meteorologici, alluvioni e frane – che si sono verificate a partire da maggio 2013. I contributi – per danni alle abitazioni e alle attività economiche e produttive – Sono stati concessi attraverso un finanziamento agevolato e a totale carico dello Stato, grazie all’attivazione di un credito di imposta. Le risorse sono state stanziate con la Deliberazione del Consiglio dei Ministri del 28 luglio 2016 che attua una disposizione della Legge di Stabilità n. 208/2015. La somma riconosciuta alla Provincia di Benevento dal Governo nazionale è la più consistente fra quelle oggetto di ricognizione in tutti i territori nazionali per i quali, a partire dal 2013, è stato dichiarato lo stato di emergenza: la ricognizione dei fabbisogni dei privati, ad oggi, ammonta ad euro 73milioni 880mila 664 euro, mentre quello delle attività produttive ad euro 281.141.441 euro” per un totale di oltre 355milioni di euro. Questo intervento ha rappresentato una boccata di ossigeno e un aiuto per chi ha avuto la propria casa o la propria azienda danneggiata da un evento calamitoso, come l’alluvione dell'ottobre scorso, riconoscendo in tal modo un contributo importante per far fronte alle spese e poter ripartire. Ingenti i danni anche al sistema produttivo ed infrastrutturale del territorio. Per tale motivazione è stato sottoscritto un documento tra Confindustria Benevento, Camera di Commercio, Asi, Unisannio, Cgil, Cisl e Uil
sannite : “Misure a sostegno del sistema produttivo e a tutela del territorio” . Nel documento si individuano programmi ad hoc di sostegno al sistema imprenditoriale e a tutela dell’occupazione che possano garantire il ristoro del danno per le aziende danneggiate direttamente e misure di stimolo agli investimenti per le imprese indirettamente coinvolte nella fase di stallo che a cascata ha pregiudicato il locale sistema produttivo. Occorre però sottolineare che tali misure mirano a risolvere i problemi della fase contingente, senza uno sguardo di prospettiva sul futuro e senza tener conto delle esigenze legate al rispristino e al riavvio delle attività produttive e quindi dello sviluppo. È indispensabile che tutti gli interventi volti a far fronte alle situazioni di emergenza, abbiano non solo la finalità del ripristino, ma, al contempo, non perdano di vista la ripresa economica, che può avvenire solo con il diretto coinvolgimento delle imprese locali e di investimenti di lunga durata. Occorre agire in una situazione di normalità e non più intervenire per limitare la conta dei danni.
Solo una politica di investimenti, orientata alla sicurezza, alla prevenzione e soprattutto di lunga durata, coadiuvata dalla sinergia della Politica delle Istituzioni, delle parti Sociali e Datoriali può portare il Sud, la nostra Regione ed in particolare il territorio irpino e sannita definito ‘area interna’ ad un vero riscatto, ad una vera ripresa, ad un vero sviluppo.


SEGRETARIO GENERALE CISL IRPINIASANNIO
Mario Melchionna

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