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29.10.2014

AVVIATA LA RACCOLTA FIRMA CONTRO I TAGLI AI PATRONATI

 

Il Disegno di legge di stabilità per il 2015 ha ridotto pesantemente le risorse che finanziano l’attività dei patronati, la cui operatività oggi concorre in misura rilevante a integrare l’attività degli enti previdenziali e assistenziali e a migliorare qualitativamente i servizi per i cittadini.

Questa misura comporterà un danno per tutti coloro che oggi, tramite i patronati, possono contare su una rete di servizi diffusa nel territorio e gratuita nelle prestazioni.

Non si verifica, pertanto, né l’effetto di semplificazione e di sburocratizzazione annunciato dal Governo, né un miglioramento della qualità del sistema previdenziale per i cittadini che, anzi, vedranno significativamente ridotti, sia sul piano quantitativo, che qualitativo i livelli di servizio oggi complessivamente erogati, dopo che già negli anni scorsi, con la telematizzazione delle pratiche e con il ridimensionamento della presenza sui territori degli uffici degli enti previdenziali, è stata compiuta la scelta di non erogare più direttamente prestazioni alle imprese e ai cittadini stessi.

L’attacco all’operatività dei Patronati mette a repentaglio il futuro occupazionale di quasi 10.000 lavoratori e lavoratrici in una fase di recessione economica e di disagio sociale che negli ultimi 5 anni ha visto raddoppiare nel nostro Paese la disoccupazione.

Da una prima valutazione dell’impatto normativo ed economico dell’ipotesi di taglio al Fondo Patronato, prevista nella bozza di legge di stabilità 2015, si evidenziano soprattutto tre elementi negativi:

1. l’abbattimento dell’aliquota dallo 0,226% allo 0,148% a partire dal 2014;

2. la decurtazione di 150 milioni di euro del Fondo Patronato per il 2015;

3. la diminuzione dell’acconto dall’80% al 45% a partire dal 2016.

Questo comporta il taglio, per il 2015, del 69,40% delle risorse dei Patronati, portandole da 430 milioni a poco più di 131 milioni di euro.

Dal 2016, mancando i 150 milioni di euro aggiuntivi, il Fondo così decurtato sarà pari a 281.592.920 di euro con una diminuzione del 34,51% (‐148.407.080).

Va sottolineato che lo Stato paga ai Patronati le attività già svolte: ad esempio,  quest’anno ha anticipato i ricavi del lavoro effettuato nel 2013.

Per il 2015 gli effetti dell’abbattimento del Fondo e del contributo dovuto riducono l’importo dell’anticipazione da 344 milioni di euro a poco più di 105 milioni, con un calo di oltre 238 milioni.

Nel 2016 l’anticipazione diminuirà, rispetto ad oggi, di oltre 217 milioni, portandosi a poco più di 126 milioni di euro.

Gli effetti di tale manovra, che tagliano nel 2015 circa 300 milioni di euro, mettono a rischio, nei Patronati, più di 10 mila posti di lavoro, in quanto il costo medio di un operatore è di circa 30 mila euro.

Un’altra ripercussione negativa è, di fatto, l’impossibilità per il sistema Patronato di garantire  sia la gratuità delle prestazioni, sia il supporto agli enti previdenziali, che non sarebbero più in grado di gestire i servizi per i cittadini

                                                                                                                                

 

Sul piano giuridico, poi, si rilevano almeno due profili di incostituzionalità:

1. assegnare all’abbattimento del debito dello Stato i 150 milioni di euro tolti al sistema

dei Patronati risulta illegittimo, in quanto trasferisce alla fiscalità quote di contribuzione versate dai lavoratori per finalità assicurative di formazione e gestione del sistema previdenziale e infortunistico, determinando una illecita diversa destinazione delle risorse;

2. prevedere l’abbattimento dell’aliquota dal 2014 viola il principio della certezza delle risorse, indispensabile a qualunque impresa, poiché nega la dovuta remunerazione per attività già svolte, impegnando organici e costi stabiliti in base a quanto previsto dalla normativa vigente.

 

Se passasse la norma così come scritta sarebbe inevitabile:

rivedere il numero di prestazioni che il Patronato è obbligato per legge a fornire gratuitamente ai cittadini in proporzione ai tagli subiti, ovvero del 70% per il 2015 e del 50% dal 2016;

dover modificare l’articolo 13 della legge 152/01, che regola il finanziamento del “sistema patronato”, per far concorrere alle spese gli utenti per le prestazioni non più finanziate, possibilmente attraverso tariffe a regolazione pubblica.

 

 

L’Inas Cisl, insieme agli altri Patronati del Cepa, ha avviato su tutto il territorio nazionale una campagna di sensibilizzazione dei cittadini.

 

La Cisl sostiene le richieste dell’Inas ed interverrà in sede governativa e parlamentare per cambiare il provvedimento presentato dal Governo.

 

E’ POSSIBILE   RECARSI PRESSO UNA DELLE SEDI CISL PRESENTI SUL TERRITORIO DI AVELLINO E DI BENEVENTO PER SOTTOSCRIVERE LA RACCOLTA DI FIRME PER SOSTENERE LA RICHIESTA AL GOVERNO E AL PARLAMENTO DI CANCELLARE LE INIQUE MISURE PREVISTE NELLA LEGGE DI STABILITÀ PER IL 2015.


 

 

 

 

 

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